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Steve McCurry al MACRO di Roma

Dal 3 dicembre 2011 al MACRO di Roma (Museo d'Arte Contemporanea) negli spazi espositivi della Pelanda fino al 29 aprile 2012, è partita una grande mostra dedicata ad uno dei più grandi fotografi del nostro tempo, Steve McCurry.

Le foto sono state scelte dallo stesso McCurry senza seguire criteri spazio-temporali, ma per assonanza di soggetti e di emozioni, cercando i fili comuni e gli impensabili legami che accomunano luoghi e persone seppure in latitudini diverse.

L’allestimento è pensato come un villaggio nomade con una serie di volumi che si compenetrano tra loro per restituire quel senso di umanità che si respira nelle foto di McCurry.

Non manca la fotografia della ragazza afghana che ha vinto il World Press Photo nel 1985, il premio internazionale più prestigioso del mondo. McCurry spiega così il suo modo di fotografare: «Ho imparato a essere paziente. Se aspetti abbastanza, le persone dimenticano la macchina fotografica e la loro anima comincia a librarsi verso di te».

Steve McCurry, americano di Philadelphia, nato nel 1950, ha girato il mondo realizzando reportage per Time, Life, Newsweek, Geo e il National Geographic. Si è spesso spinto in prima linea, rischiando la vita, pur di testimoniare gli effetti e le conseguenze dei conflitti in tutto il mondo.

Membro dell’agenzia Magnum dal 1985, ha vinto moltissimi premi foto-giornalistici ed è l’autore del celebre reportage sulla ragazza divenuta icona del conflitto afghano sulle pagine del National Geographic. All'interno della mostra un filmato racconta come dopo anni McCurry è andato a cercare la ragazza (ormai donna) che gli ha donato tanta celebrità, per offrirle una parte di questa fortuna.

E l'ha trovata, DOPO 17 ANNI, nel 2002, McCurry a cercato di ritrovare la ragazza orfana, allora dodicenne, Sharbat Gula ritratta nella foto, scattata in un campo profughi di Peshawar, grazie anche al sostegno del National Geographic scoprì che la ragazza era ancora viva e riuscì a fotografarla nuovamente, a distanza di 17 anni.

ALLESTIMENTO E MOSTRA - A cura del celebre architetto e designer Fabio Novembre, l'allestimento della mostra è formato da «cupole» nelle quali le immagini avvolgono lo spettatore. Illuminate da lampade (a cura di Titta Bongiorno) di nuova e sofisticata tecnologia che ne esaltano i colori, le fotografie «invadono» la visuale di chi le osserva.

Vicino a ogni cupola una fiammata arancione (che si riferisce ai colori dei luoghi dati dalla terra e dal fuoco) fa risaltare l'allestimento. Le immagini sono montate con un filo conduttore: è la vita dell'uomo dalla nascita alla morte.

Ma alla fine un'immensa luce bianca apre a una nuova speranza e a una possibile resurrezione.

Clicca sulle foto sotto per vedere la photogallery su mccurry


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